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Le fonti del Libro di Mormon

2020.01.20 17:11 MacCohen Le fonti del Libro di Mormon

Crescendo in chiesa ho sempre sentito e letto che il libro di Mormon era un esempio di letteratura ebraica e che sarebbe stato impossibile per Joseph Smith scriverlo. Con lo studio e il tempo sono però giunto alla conclusione che queste rivendicazioni avrebbero potuto essere vere solo se lui non avesse letto la Bibbia (da cui trae tutta la sua influenza ebraica) e che anzi il Libro di Mormon dimostra in molti modi come sia nato in una cultura ed un’epoca riconducibili agli Stati Uniti della prima metà del 1800.
Mark Twain ebbe l’occasione di leggere il Libro di Mormon durante un viaggio attraverso lo Utah nel 1861 e scrisse nel suo stile caustico che “Il libro non sembra altro che una prolissa cronaca immaginaria sulla falsariga del Vecchio Testamento, seguita da un tedioso plagio del Nuovo. L’autore si è dato una gran pena per infondere al suo linguaggio gli echi remoti e il ritmo inconfondibile della traduzione di Re Giacomo, e il risultato è un ibrido: una prosa per metà moderna e spigliata, e per metà scarna, arcaica e solenne. La prima è più spontanea, ma il contrasto con la seconda, faticosa e innaturale, le dà un che di grottesco. Ogni volta che Smith trovava il proprio stile troppo attuale – più o meno ogni due frasi – ci ficcava dentro un paio di locuzioni biblicheggianti come “Or avvenne che” o “In capo di alquanto tempo”, e sistemava tutto. Senza gli “Or avvenne che”, il suo intercalare preferito, questa Bibbia sarebbe rimasta un comunissimo pamphlet.” (In cerca di guai, 1872)
Oltre a far notare il linguaggio ispirato alla Bibbia del re Giacomo, che riprende uno stile letterario popolare negli Stati Uniti dal 1770 al 1830 (cfr. First Book of Napoleon e The Late War Between the United States and Great Britain, che presentano diverse espressioni identiche a quelle contenute nel Libro di Mormon che non ci sono nella Bibbia), Mark Twain rimarca che anche la trama ha elementi comuni alla Bibbia.
Fra le somiglianze c'è qualche episodio che mi ha sempre dato da pensare:
Ether 8 Marco 6
11 Ed ora, Omer era amico di Achish; pertanto, quando Giared ebbe mandato a chiamare Achish, la figlia di Giared danzò dinanzi a lui, cosicché gli piacque, tanto che egli la volle in moglie. E avvenne che egli disse a Giared: Dammela in moglie. 12 E Giared gli disse: Te la darò se mi porterai la testa di mio padre, il re. 22 La figliuola della stessa Erodiada essendo entrata, ballò e piacque ad Erode ed ai commensali. E il re disse alla fanciulla: Chiedimi quello che vuoi e te lo darò. 23 E le giurò: Ti darò quel che mi chiederai; fino alla metà del mio regno. 24 Costei, uscita, domandò a sua madre: «Che chiederò?» E quella le disse: «La testa di Giovanni Battista».
Alma 18 Giovanni 1
13 E uno dei servi del re gli disse: Rabbana, che interpretato significa potente o grande re; pensando che i re debbano essere potenti; e gli disse così: Rabbana, il re desidera che tu rimanga 38 E Gesù, voltatosi, e osservando che lo seguivano, domandò loro: Che cercate? Ed essi gli dissero: Rabbì (che, interpretato, vuol dire: Maestro), ove dimori?
Nonostante il Libro di Mormon dica di essere stato scritto dal VI secolo a.C., è costellato di passaggi biblici scritti dopo la conquista babilonese del regno di Giuda, che quindi non erano nelle tavole di Labano: il solo Nefi per esempio cita frequentemente nei suoi due libri il Deutero-Isaia (i capitoli di Isaia a partire dal 40 sono scritti dall’esilio babilonese in poi), Malachia (scritto dopo il ritorno dall’esilio), i quattro Vangeli, Atti, Apocalisse, metà delle lettere paoline (Romani, 1 e 2 Corinzi, Galati, Efesini, 1 Timoteo), Ebrei e 2 Pietro. I successori di Nefi citeranno oltre a questi anche Filippesi, Colossesi, 1 Tessalonicesi, Giacomo, 1 Pietro e 1 Giovanni prima che questi fossero scritti.
Il Libro di Mormon contiene versetti di Marco 16:9-20, un testo non presente nei manoscritti più antichi del Nuovo Testamento ma citato in 2 Nefi 31:14, 3 Nefi 11:33-34, Mormon 9:22-24 ed Ether 4:18. Poi 3 Nefi 13 riprende Matteo 6, ma al versetto 13 conclude la preghiera del Padre Nostro con la frase “Poiché tuo è il regno, e il potere, e la gloria, per sempre. Amen.” Questa si trova nella Bibbia del re Giacomo ma è in realtà un’aggiunta tarda e infatti non la troverete nella vostra Bibbia. Ci sono altri casi in cui il libro di Mormon cita testi spuri dalla re Giacomo, ma voglio restare conciso.
Le citazioni bibliche sono copiate tali e quali dalla Bibbia del re Giacomo, anche quando alcune di queste verranno poi modificate da Smith stesso nella sua Versione Ispirata (per esempio 3 Nefi 13:12, 25-27 e 14:6 sono identici a Matteo 6:13, 25-27 e 7:6 ma nella Versione Ispirata sono diversi). Una traduzione scorretta della Bibbia del re Giacomo porta Smith a parer mio a parlare dell’arco d’acciaio spezzato da Nefi (1 Nefi 16:18), tratta da Salmi 18:34 “He teacheth my hands to war, so that a bow of steel is broken by mine arms”. La traduzione più aggiornata di Luzzi lo rende in “ammaestra le mie mani alla battaglia e le mie braccia tendono un arco di rame” perché il termine originale nehushah in ebraico significa rame o bronzo, ma non acciaio.
I nomi ebraici sono copiati dalla Bibbia (abbiamo addirittura un Timoteo in 3 Nefi 19:4, che però è greco) e Smith arriva a imitare i nomi teoforici ebraici per darsi credibilità (Geremia, Isaia, Elia, Malachia o Zaccaria, composti col suffisso -iah, che indica Geova, ispirano Moroniha, Nefiha, Mathonia, Ammoniha, Cumeniha nel Libro di Mormon). I nomi non biblici invece sono inventati di sana pianta e non seguono l'onomastica ebraica o di qualche popolo precolombiano. I Giarediti, nonostante vivessero molti secoli prima della cultura ebraica, avevano stranamente anche nomi ebraici (Efraim è una collina in Ether 7:9, mentre personaggi chiamati Levi e Aaronne sono presenti nella genealogia di Ether 1:15, 20). La stessa collina di Cumora è secondo me ispirata al nome di Gomorra, che in inglese si pronuncia in modo molto simile.
Il Libro di Mormon è anche pieno di discorsi simili a quelli dei predicatori del secondo grande risveglio. Alexander Campbell, uno dei fondatori del restaurazionismo a cui era legato personalmente Sidney Rigdon, disse dopo aver letto il Libro di Mormon: “Questo profeta Smith, attraverso i suoi occhiali di pietra, ha scritto sulle tavole di Nefi, nel suo Libro di Mormon, ogni errore e quasi tutte le verità discusse nello Stato di New York negli ultimi dieci anni. Egli decide riguardo tutte le grandi controversie -battesimo di bambini, ordinazione, la trinità, rigenerazione, pentimento, giustificazione, la caduta dell’uomo, l’espiazione, transustanziazione, digiuno, penitenza, governo della chiesa, esperienza religiosa, la vocazione al ministero, la resurrezione generale, la punizione eterna, chi può battezzare e perfino la questione della massoneria, del governo repubblicano e i diritti dell’uomo. Ci sono riferimenti ripetuti a tutti questi argomenti. Quanto è benevolo ed intelligente questo apostolo americano, più dei santi dodici, anche aiutati da Paolo! Ha profetizzato su tutti questi argomenti e sull’apostasia e decide, in modo infallibile, con la propria autorità, ogni questione. Com’è facile profetizzare sul passato o sul tempo presente!” (An Analysis of the Book of Mormon, 1832, p. 13) Campbell fa anche notare alle pagine 9-10 dello stesso testo che nel Libro di Mormon ci sono discorsi religiosi antimassonici riguardo alle società segrete (come i ladroni di Gadianton), anch'essi molto comuni all'epoca per via del complottismo di alcune figure religiose e il caso nato dopo la misteriosa scomparsa di William Morgan, nonostante diversi membri della famiglia Smith fossero massoni. Lo stesso Martin Harris riteneva che il Libro di Mormon fosse "la Bibbia antimassonica e che tutti coloro che non ci credono saranno dannati" (Geauga Gazette, 15 marzo 1831)
Lo storico mormone Richard Bushman in un AMA su Reddit del 2015 scrive che “[…] leggendo Alma nel Libro di Mormon, ho iniziato a cercare su Google lunghe frasi dai sermoni e queste apparivano in sermoni nello stesso identico contesto dottrinale. Tutti i discorsi su Gesù nel Libro di Mormon, la sua gloria diremmo, hanno un certo non so che del XIX secolo. Secondo me dovremmo diventare gli esperti di questo materiale e capire cosa ci dice sulla traduzione e la natura del testo." Anche lo scrittore mormone Blake Ostler sostiene che "molte dottrine del Libro di Mormon si spiegano meglio in un contesto teologico del XIX secolo."
Lo stesso re Beniamino che si fa costruire una torre per predicare al popolo che si è disposto in tende rivolte verso di lui (Mosia 2:6-7), riprende i camp meetings del secondo grande risveglio, dove i viaggiatori disponevano l'ingresso delle loro tende davanti alla piattaforma da cui il predicatore parlava.
Che i nativi americani fossero discendenti degli ebrei era un’opinione condivisa da molti nordamericani nel XIX secolo: era in voga il mito dei Moundbuilders (costruttori di tumuli), per cui si sosteneva che i nativi americani non fossero abbastanza avanzati da aver potuto erigere i notevoli tumuli che costellano gli Stati uniti come quelli di Cahokia (Illinois) o Serpent Mound (Ohio), ma che doveva essere stato qualche popolo originario del Vecchio Mondo, magari discendenti delle tribù perdute di Israele, poi caduto nella barbarie o sterminato dagli antenati dei nativi americani. Per fortuna l'archeologia ha smentito da tempo questa leggenda degradante e razzista nei confronti dei nativi. Il concetto è importante anche per View of the Hebrews, un libro del 1823 che secondo il Settanta e assistente storico della Chiesa B. H. Roberts avrebbe potuto ispirare Joseph Smith nella stesura del Libro di Mormon. View of the Hebrews inizia parlando dell’assedio di Gerusalemme da parte di Tito, poi racconta di un gruppo di ebrei che fugge e arriva in America; qui si separano in due fazioni, una civilizzata e repubblicana e una barbarica dedita alla caccia che finirà per distruggere il primo. Si racconta anche di un nativo americano che dice che i suoi antenati avevano sepolto un loro antico libro perché non erano più in grado di leggerlo. View of the Hebrews ha la finalità di spiegare che i nativi americani sono discendenti degli ebrei e che invece di essere sterminati dagli Statunitensi dovrebbero essere convertiti per compiere il raduno di Israele, invocato con molte citazioni tratte da Isaia. (Studies of the Book of Mormon, redatto negli anni ’20 ma pubblicato solo nel 1985)
Il Libro di Mormon e in seguito Joseph Smith in numerose occasioni fanno riferimento alla lingua, alla conoscenza oppure all’astronomia egiziana (Nefi 1:2, Mormon 9:32). La spedizione archeologica sotto Napoleone in Egitto (1799-1801) diede inizio all’egittomania sia in Europa che negli Stati Uniti e Smith dimostrerà molto interesse anche quando comprerà le mummie con i papiri che daranno origine al Libro di Abrahamo e in vari testi in cui sosterrà di conoscere l’egiziano.
Altri eventi del Libro di Mormon vengono dalle esperienze personali di Smith e famiglia, per esempio il sogno di Lehi è ispirato a uno praticamente identico fatto da Joseph Smith Sr:
“Credevo di star viaggiando in un campo aperto e desolato che appariva molto brullo. […] La mia guida, che era al mio fianco come l’altra volta, disse: “Questo è il mondo desolato, ma prosegui.” […] Camminando per un altro breve tratto, giunsi a un sentiero stretto. Imboccai questo sentiero e, dopo averlo percorso per un po’, vidi un bel corso d’acqua che scorreva da est a ovest. Non potevo vedere né la fonte né la fine; ma ovunque arrivassero i miei occhi potevo vedere una fune che correva lungo la sua riva, posta a un’altezza che un uomo poteva raggiungere, e oltre c’era una vallata bassa ma molto piacevole nella quale sorgeva un albero come non ne avevo mai visti prima. Era estremamente bello, tanto che lo contemplai con stupore e meraviglia. I suoi bei rami si allargavano un po’ come un ombrello e reggeva certi frutti molto simili a un riccio di castagno e bianchi come la neve o anche più, se possibile. […] Mi avvicinai e cominciai a mangiarne e lo trovai delizioso oltre ogni descrizione. Mentre mangiavo dissi nel mio cuore: “Non posso mangiarne da solo, devo portare mia moglie e i figli perché possano prenderne parte con me.” Pertanto andai e portai la mia famiglia […] Nel mentre, vidi un edificio spazioso che si ergeva dalla parte opposta della valle nella quale eravamo e sembrava raggiungere il cielo stesso. Era pieno di porte e finestre ed esse erano tutte piene di persone vestite molto lussuosamente. Quando quelle persone ci videro in basso nella pianura, ci puntarono con dita di scherno e ci trattarono in ogni modo irrispettoso e disprezzante. Ma noi ci infischiammo completamente dei loro oltraggi. Poi mi volsi verso la mia guida e gli chiesi il significato del frutto che era tanto delizioso. Egli mi disse che era il puro amore di Dio, riversato nei cuori di tutti coloro che lo amano e osservano i suoi comandamenti. […] chiesi alla mia guida quale fosse il significato dell’edificio spazioso che avevo visto. Rispose “È Babilonia, è Babilonia, e deve cadere. Le persone alle porte e alle finestre sono i suoi abitanti, che scherniscono e disprezzano i Santi di Dio a causa della loro umiltà.” (Lucy Mack Smith, History, 1845, pp. 53-55).
I tesori che sprofondano nella terra e non si riescono più a recuperare, come in Helaman 13:35 e Mormon 1:18, sono la stessa scusa usata da Smith quando cercava tesori nascosti con le sue pietre divinatorie (come testimoniano negli affidavit di Hurlbut molte persone che lo frequentavano). Allo stesso modo, Moroni che protegge le tavole d'oro e che Smith trova con le pietre divinatorie riprende le storie dei cercatori di tesori dell'epoca.
I discorsi di eccezionalismo americano (1 Nefi 2, 13, 22; 2 Nefi 1, 10, Ether 2, 13 e così via) che parlano di come gli USA siano una terra speciale e scelta da Dio su cui non ci saranno re sono significativi, visto che Joseph Smith era nato una generazione dopo la guerra d’indipendenza americana: fa un po’ come Cuore, che era stato scritto per infondere l’amor di patria e la morale nella nuova generazione dell’unità d’Italia. Solomon Mack, nonno materno di Joseph, era un veterano della guerra d'indipendenza. Amici statunitensi, incensando il loro Paese e la sua origine divina, mi fecero realizzare quante somiglianze ci sono fra la versione idealizzata di George Washington (che dichiarò nel 1775 “Abbiamo imbracciato le armi in difesa della nostra libertà, delle nostre proprietà, delle nostre mogli e dei nostri bambini: siamo determinati a conservarle o a morire”, cfr. con Alma 46:12) e il capitano Moroni, che combattono contro gli uomini del re per la propria libertà e i diritti religiosi, idee che appaiono anche in lunghi discorsi politici sia in Nefi che in Alma e che gli Americani più patriottici amano ricordare e citare occasionalmente.
Nel libro sono presenti anche vari vaticinia ex eventu, descrizioni “profetiche” dettagliate di Giovanni Battista (1 Nefi 10:7), Maria (Alma 7:10), apostoli (1 Nefi 11:34), Cristoforo Colombo (1 Nefi 13:12), i Tre Testimoni (Ether 5:4) e anche Joseph Smith stesso (2 Nefi 3:15) incredibilmente specifiche quando si parla di eventi fino a Smith, ma parecchio vaghe quando si parla di avvenimenti successivi.
Si sostiene spesso che Joseph Smith fosse troppo ignorante per aver potuto dettare il Libro di Mormon, ma come si può vedere si era portato avanti grazie alla Bibbia, alla cultura dell’epoca e a esperienze personali che vennero inserite in svariate occasioni nel libro. La prima edizione del Libro di Mormon è poi ricchissima di errori grammaticali. David Whitmer, uno dei Tre Testimoni, dice che “Joseph Smith metteva la pietra divinatoria in un cappello e metteva la faccia nel cappello […] Appariva un pezzo di qualcosa che somigliava a pergamena e su quello appariva la scritta. Appariva un carattere alla volta e sotto questo c'era l'interpretazione in inglese. Il fratello Joseph leggeva l'inglese a Oliver Cowdery, che era il suo scrivano principale, e quando era trascritto e ripetuto al fratello Joseph per vedere se fosse corretto, allora scompariva ed appariva un altro carattere con la sua interpretazione” (An Address to All Believers in Christ, 1887, p. 12). Eppure, nonostante tutta questa precisione, erano presenti discrepanze, contraddizioni, errori gravi nella coniugazione di verbi, un uso sbagliato del pronome thou nelle sue varie forme (poco familiare agli anglofoni oggi, ma anche a Smith), di much e many, di preposizioni e anche una scelta di lessico impropria: errori provenienti da ciò che Smith stesso dettava e non da sbagli di Cowdery, come racconta David Whitmer. Molti di questi errori vengono in seguito corretti, ma mostrano un vocabolario e una costruzione testuale che mi sembrano provenienti proprio da Smith e dal suo stile più che da un dio infallibile.
Insomma, se il Libro di Mormon sembra molto moderno su certe tematiche non è perché è stato scritto “per i nostri giorni”, ma più semplicemente ai nostri giorni.
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